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Pubblici discorsi

29 settembre – Torino

Giovedì 29 settembre,
a Torino,
al circolo di lettori,
in via Bogino 9,
alle 18 e 30,
Animali straordinari e infraordinari,
con Ermanno Cavazzoni e Leo Ortolani
(dentro Torino spiritualità)

Pubblici discorsi

30 settembre – Andria

Venerdì 30 settembre,
a Andria
all’officina casa del
festival Internazionale Castel dei Mondi
in Via Sant’Angelo dei Meli, 36
alle 20 e 30, Repertori dei matti delle città di Bologna,
Milano, Torino, Roma, Parma, Cagliari, Livorno
e Repertorio dei pazzi della città di Andria con particolare riferimento
al Repertorio dei pazzi della città di
Andria.

Pubblici discorsi

11 novembre – Milano

Venerdì 11 novembre,
a Milano,
alla libreria Verso,
in Corso di porta Ticinese, 40,
Undici treni (seguono dettagli)

Pubblici discorsi

19 novembre – Milano

Sabato 19 novembre,
a Milano,
alla associazione Italia – Russia,
in via Cadore, 16,
alle 19 (se non sbaglio)
leggo un discorso che si intitola
99 anni dalla rivoluzione russa

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Attenzione attenzione

    martedì 27 settembre 2016

    Un-personaggio-in-cerca-di-aurore

    È vietato l’ingresso ai non addetti al lavoro
    È vietato il lavoro ai non addetti all’ingresso
    È ingrassato l’addetto ai non vietati al lavoro
    È lavato il gessetto ai non addetti all’ingrosso
    È ingrossato il divieto ai non lavati di fosso
    È addetto all’ingresso il non vietato al lavoro
    È avvallato il lavoro all’ingresso del foro
    È levato di dosso il divieto del tetto
    È addossato il divieto ai non venati di rosso
    È arrossato il viadotto ai derivati del cloro
    È venduto il cruscotto con paletti di gesso
    È ingessato il bompresso ai maledetti del fosso
    È mozzato il permesso ai garetti del toro
    È maledetto il congresso dei cavilli del moro
    È forato il moretto nei contratti del coro
    È contrito il foretto ai lavori del messo
    È cessato il forzetto al divieto dell’oro
    È venduto il merluzzo non senza decoro
    È dettato il permesso ai verdetti del foro
    È vietato l’ingresso agli addetti al lavoro

    [Bruno Munari, Attenzione attenzione, in Stefano Bartezzaghi, Un personaggio in cerca di aurore, Mantova, Corraini 2016]

    Scuola elementare

    Baistrocchi

    martedì 27 settembre 2016

    Io, la mia vita, se l’avessi dovuta descrivere in un grafico, il cinquanta per cento della mia vita sarebbe stata in una fetta di grafico che indicava dei periodi che mi ero sforzato che la mia vita rimanesse così, il cinquanta per cento sarebbe stato in un’altra fetta di grafico che indicava dei periodi che mi ero sforzato che la mia vita cambiasse.
    Adesso ero in un periodo che mi sforzavo che la mia vita rimanesse così, che non era però una cosa priva di conseguenze.
    Che io ogni tanto, a me, nella mia immaginazione, mi si presentava un personaggio immaginario che mi piaceva moltissimo che ero praticamente io stesso però un me stesso che vedeva le cose con molta più chiarezza di come la vedevo io, come se fosse il protagonista di una canzone, o di una commedia musicale, Il paese dei campanelli, che in quei posti lì, nelle canzoni, nelle operette, nelle commedie musicali, le cose che c’erano dentro erano sempre cose sensate se ci andava a finir dentro una cosa insensata c’era un motivo sensato anche per la presenza di una cosa insensata cioè tutto il contrario della mia vita, che era piena di cose insensate senza motivi sensati, e compariva d’un tratto questo io bello, alto, intelligente, sensato, con i capelli e con un nome sensato, come Gianluca, e mi diceva «Baistrocchi!», mi chiamavo Baistrocchi, «Baistrocchi!» mi diceva Gianluca.
    «Oh», gli rispondevo io.
    «Ma ti piace, a te, questa vita che fai?», mi diceva Gianluca.
    «No», gli dicevo io.
    «E allora perché vuoi che rimanga così?» mi chiedeva Gianluca.
    E io non sapevo più cosa dirgli che a me, il me stesso con i capelli, alto, bello, da operetta, quando mi compariva, era un’apparizione così mortificante che mi ammutoliva, il più delle volte.

    Scuola elementare

    Scuola elementare di scrittura emiliana e letteratura russa

    lunedì 26 settembre 2016

    Ci si può iscrivere ancora qui:
    Clic

    [Che poi è questo: Sono aperte le iscrizioni alla scuola elementare di scrittura emiliana e letteratura russa (con esercizi pratici), dieci incontri di due ore e mezzo, dalle 21 alle 23 e 30 (giovedì 13, 20 e 27 ottobre, giovedì 3, 10, 17 e 24 novembre novembre, giovedì primo, 8 e 15 dicembre all’Atelier Sì di via San Vitale, a Bologna).
    Si tratta:
    dei semicolti e delle loro scritture,
    di letterario e di non letterario,
    del suono e del senso,
    della paura e del riso,
    dell’andare fuori tema,
    dello straniarsi,
    del non sapere,
    delle liste, delle fattografie,
    della storia delle cose,
    della frase,
    della ripetizione della frase,
    dei diversi modi di ripetere la frase,
    della trama e della non trama,
    del tutto e del niente,
    delle biografie,
    delle agiografie e del contrario delle agiografie,
    delle poesie,
    del suono nelle poesie e
    del contrario delle poesie,
    dell’editoria,
    delle pubblicazioni,
    del senso dello scrivere e li si tratta passando attraverso dei capolavori della letteratura russa dell’ottocento, che leggeremo insieme (il cappotto di Gogol’ e La donna di picche di Puškin, per esempio) e dei capolavori della letteratura italiana del 900 che è meglio non anticipar quali sono che sono un po’ una sorpresa.
    Per informazioni info@ateliersi.it, tel. 3290898744]

    Scuola elementare

    Le pappardelle

    lunedì 26 settembre 2016

    Repertorio dei matti della città di Cagliari

    [Ieri, a Livorno, ho letto in pubblico questo matto di Cagliari che non avevo mai avuto il coraggio di leggerlo, prima di ieri]

    C’era uno che un giorno stava cagando, quando aveva cominciato ad uscirgli della roba bianca dal culo. “Sembravano le pappardelle Barilla”, raccontava. Allora aveva pensato fossero le sue budella, l’intestino magari, ma non si era preoccupato più di tanto. Stava sempre lì sul cesso quando gli era venuto in mente che però senza intestino non si può mica vivere, e che dunque era bene non perdere le frattaglie. Con calma e coraggio, utilizzando il pollice della mano destra, aveva allora rinfilato tutta quella roba bianca, che era in realtà una tenia, da dove era venuta.

    Scuola elementare

    E se c’è un’avanguardia

    domenica 25 settembre 2016

    È russa.

    [grazie a Patrizia]

    Scuola elementare

    Perché l’ha scritto

    sabato 24 settembre 2016

    passeggiate con puskin

    Non avrebbe mai scritto Evgenij Onegin se non avesse saputo che non era quello il modo di scrivere.

    [Andrej Sinjavskij, Passeggiate con Puškin, a cura di Sergio Rapetti, Milano, Jaca book2012, p. 72]

    Scuola elementare

    Il motivo

    sabato 24 settembre 2016

    C’è una poesia di Mandel’štam che, nella traduzione di Serena Vitale, comincia così: «Ho imparato la scienza degli addii / nel piangere notturno a testa nuda», che a me, è una condizione che è descritta così bene, quel piangere notturno a testa nuda, che mi vien quasi voglia di esserci dentro, quando ci penso, chissà perché, forse perché vuol dire essere vivi, con il sangue che ti scorre dentro le vene che lo senti, che ti batte il cuore, che non c’è solo quando ti viene da piangere, secondo me, ti viene anche quando sei contento a condizione che, il motivo per cui tu sei contento, non lo dici a nessuno.

    Scuola elementare

    Il presente volume

    sabato 24 settembre 2016

    Barnes Il rumore del tempo
    Adorava i balocchi, i giochi da tavolo e i racconti polizieschi. Un nuovo modello di accendino come un qualunque rompicapo potevano divertirlo per ore. Aveva un modo obliquo di accostarsi alla vita. Si era fatto realizzare un timbro di gomma per poter apporre su ogni singolo libro della sua biblioteca questa parole in lettere violette: «Il presente volume è stato rubato a D. B. Šostakovič».

    [Julian Barnes, Il rumore del tempo, traduzione di Susanna Basso, Torino, Einaudi 2016, p. 24]

    Scuola elementare

    Io sono un pessimista

    venerdì 23 settembre 2016

    IO SONO UN PESSIMISTA
    ma me ne dimentico sempre
    (autori in prestito 2016)

    C’è un paese, in Sardegna, che si chiama Seneghe, che per quattro giorni all’anno si trasforma nel paese della poesia, perché c’è un festival di poesia e sui muri c’è pieno di cartelli con le scritte dei poeti, come quella cosa di Wisława Szymborska che dice «Preferisco il ridicolo di scrivere delle poesie al ridicolo di non scriverne» e io l’ultima volta che ci sono andato, quest’anno, nel 2016, mi è venuto subito in mente una cosa che aveva scritto Zavattini nel 1967 a Franco Maria Ricci in una lettera che c’era scritto «Io sono un pessimista ma me ne dimentico sempre». E mi è venuto in mente Angelo Maria Ripellino, che quand’era in sanatorio, in Repubblica Ceca, che si curava, chiamava se stesso e gli altri ricoverati «i nonostante»; io ho l’impressione che per quelli che leggono i libri, che guardan le mostre, che ascoltano le sinfonie, i libri, i quadri, le musiche che hanno incontrato nella loro vita li hanno aiutati a essere in questa cosa così difficile che succede a stare al mondo, essere dei nonostante, e anche quest’anno, in 21 biblioteche della provincia di Reggio Emilia, con l’Arci di Reggio Emilia chiederemo a della gente che scrive, che dipinge e che compone di raccontarci i romanzi, i quadri, le musiche che hanno incontrato nella loro vita e che hanno determinato il fatto che loro fanno il mestiere che fanno.

    Scuola elementare

    La negazione delle norme astratte

    venerdì 23 settembre 2016

    bachtin, estetica e romanzo

    Non c’è il punto di vista della serietà che si contrappone al riso. Il riso è l’«unico personaggio positivo».
    Il grottesco in Gogol’ non è quindi una semplice violazione della norma, ma è la negazione delle norme astratte e immobili che pretendono all’assoluto e all’eternità. Egli nega l’evidenza e il mondo dell’«ovvio» in nome dell’inatteso e dell’imprevedibile della verità. Egli sembra dire che il bene bisogna aspettarselo non da ciò che è stabile e usuale, ma dal «miracolo». In lui c’è l’idea popolare rigeneratrice e vivificante.

    [Michail Bachtin, Rabelais e Gogol’, in Michail Bachtin, Estetica e romanzo, a cura di Clara Strada Janovič, Torino, Einaudi 1979, p. 474]