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Pubblici discorsi

2 settembre – Seneghe

Venerdì 2 settembre,
a Seneghe,
alle 10,
Repertorio dei matti della città di Cagliari

Pubblici discorsi

2 settembre – Seneghe

Venerdì 2 settembre,
a Seneghe,
nella piazza dei balli,
alle 21 (se non sbaglio)
leggo La Svizzera
(dura un’ora e venti)

Pubblici discorsi

7 settembre – Mantova

Mercoledì 7 settembre,
a Mantova,
alle 18,
Tenda Sordello (ingresso libero)
repertori dei matti delle città
di Bologna, Milano,
Roma, Torino,
Cagliari, Parma,
Livorno e Repertorio dei pazzi
della città di Andria.

Pubblici discorsi

8 settembre – Mantova

Giovedì 8 settembre,
a Mantova,
alle 21 e 15,
al conservatorio di Musica Campiani,
i Nuovi Bogoncelli
(Paolo Nori, Marco Raffaini, Gabriele Bevilacqua, Mirco Ghirardini,
è la cosa numero 76 e costa 10 euro, sarebbe bene prenotarsi)

Pubblici discorsi

9 settembre – Mantova

Venerdì 9 settembre,
a Mantova,
alle 10 e 30,
alla chiesa di Santa Maria della Vittoria,
presentiamo, con Yocci, Il re della torta di Carote (Corraini),
è la cosa numero 85 dentro il festival letteratura, costa 5 euro,
conviene prenotarsi.

Pubblici discorsi

25 settembre – Livorno

Domenica 25 settembre,
a Livorno,
dentro il festival
Il senso del ridicolo,
alle 11 e 30,
alla piazza dei Domenicani,
repertori dei matti delle città di
Bologna, Milano, Torino, Roma, Cagliari, Parma, Andria e Livorno
(dura un’ora)

  • Vecchi discorsi

  • Vecchi seminari

    Scuola elementare

    Sms

    martedì 23 agosto 2016

    Oggi mi è partito per caso un sms che diceva «Mille mu», che aveva più senso di molti sms che ho scritto io con le mie dita, mi sembra. Mi hanno anche risposto mi hanno scritto «Mille mu anche a te».

    Scuola elementare

    Quello che manca

    martedì 23 agosto 2016

    C'era una volta

    Sergèj Michàjlovič Èjzenštejn diceva che nella vita la verità esiste sempre, ma è la vita che solitamente manca.

    [Viktor Šklovskij, C’era una volta, traduzione di Sergio Leone, Milano, Il Saggiatore 1968, p. 216]

    Scuola elementare

    Adesso questa cosa va a finire in un suo libro

    lunedì 22 agosto 2016

    A me delle volte mi succede che mi raccontano delle cose e poi mi dicono «Adesso questa cosa va a finire in un suo libro» e io, di solito, quando mi dicono così, ci resto male perché le cose che dovrebbero finire nei miei libri, secondo loro, sono bruttissime, secondo me.

    Scuola elementare

    Stare a casa ancora

    lunedì 22 agosto 2016

    Gilbert K. Chesterton, Quello che ho visto in America, traduzione di Annalisa Teggi, Torino, Lindau

    Non sono mai riuscito a perdere la mia vecchia convinzione che viaggiare rimpicciolisca la mente. Per evitare che accada un uomo deve per lo meno fare un duplice sforzo di umiltà morale e di vigore immaginativo. C’è qualcosa di davvero toccante e anche di tragico al pensiero del turista spensierato, che sarebbe potuto rimanere nella sua casa di Hampstead o Surbiton ad adorare i lapponi, ad abbracciare i cinesi, e a stringere al proprio cuore gli uomini della Patagonia, se non fosse stato per quel suo cieco impulso suicida di andare a vedere che aspetto avessero. Non si tratta di un nonsenso; si tratta ancor meno di quella sorta di stupidissimo nonsenso che è il cinismo. Il vincolo umano che egli sente stando a casa non è un’illusione. Al contrario, è piuttosto un’intima realtà. L’uomo è dentro gli uomini. Sul serio tutti abbiamo dentro chiunque. Invece viaggiare significa abbandonare l’intimo e portarsi pericolosamente vicino all’esterno. Fintanto che quell’uomo pensa agli altri uomini in astratto, come nude figure al lavoro intarsiate in qualche fregio antico, semplicemente come coloro che faticano e amano i loro figli e muoiono, egli rivolge il suo pensiero alla loro verità fondamentale. Recandosi a vedere le loro inconsuete abitudini e tradizioni li sta invitando a camuffarsi dietro maschere e costumi bizzarri. Molti uomini moderni che si occupano di relazioni internazionali parlano come se uomini di nazionalità differenti dovessero solo incontrarsi, mescolarsi e comprendersi reciprocamente. In realtà quello è il momento del pericolo estremo – il momento in cui si incontrano. Può far venire i brividi.

    [Gilbert K. Chesterton, Quello che ho visto in America, traduzione di Annalisa Teggi, Torino, Lindau 2011, pp. 7-8]

    Scuola elementare

    E se ci sono dei motivi

    lunedì 22 agosto 2016

    Sono futili.

    Scuola elementare

    Margutte

    lunedì 22 agosto 2016

    morgante pulci

    E per tornare alla polivocità del Morgante, che, se non mi sbaglio, era la cosa di cui stavamo parlando, e chiudere finalmente questo quarto discorso, il personaggio che forse ha la voce più singolare e più dissonante rispetto a tutti gli altri è uno che, nel contesto specialissimo del Morgante di Pulci, a me ha ricordato il protagonista di quel libro stupefacente che sono le Anime morte di Gogol’, il cui protagonista, come si sa, è il possidente Pavel Ivanovič Čičikov, un signore «non bello ma nemmeno brutto d’aspetto, né troppo grasso, né troppo magro, non si poteva dire che fosse troppo vecchio, però non è che fosse neanche troppo giovane» ; cioè un signore assolutamente medio, che non si distingue in nulla dai suoi contemporanei se non per la sua gentilezza e la sua faccia tosta.
    Ecco, nel mondo di Morgante, che è un mondo di paladini e di giganti, di re, di soldani e principesse, di draghi e di cavalli, di cammelli e coccodrilli, questa medietà è rappresentata da un personaggio che si chiama Margutte, che è il nome che si dava, nel medioevo, ai fantocci di legno usati nella giostra della quintana. Questo Margutte era un mezzo gigante, alto sette braccia, che se si prende il braccio fiorentino, che corrisponde a 58,32 centimetri, corrispondono a poco più di 4 metri e 8 centimetri, cioè altro più o meno come una giraffa, cioè non troppo alto né troppo basso, nell’universo di Morgante.
    E, conformemente alla sua attitudine di medietà, quando Morgante gli chiede:

    Dimmi più oltre: io non t’ho domandato
    se se’ cristiano o se se’ saracino,
    o se tu credi in Cristo o in Apollino.
    (XVIII, 114)

    Rispose allor Margutte: – A dirtel tosto,
    io non credo più al nero ch’a l’azzurro,
    ma nel cappone, o lesso o vuogli arrosto:
    e credo alcuna volta anco nel burro,
    nella cervogia e, quando io n’ho, nel mosto,
    e molto più nell’aspro che il mangurro [vino dolce]
    ma sopra tutto nel buon vino ho fede,
    e credo che sia salvo chi vi crede:
    (XVIII, 115)

    e credo nella torta e nel tortello.
    l’uno è la madre e l’altro è il suo figliol;
    e ‘l vero pater nostro è il fegatello,
    e possono esser tre, due ed un solo,
    e diriva dal fegato almen quello.
    E perch’io vorrei ber con un ghiacciuolo,
    se Macometto il mosto vieta e biasima,
    credo che sia il sogno o la fantasima
    (XVIII, 116)

    Ed è un personaggio, Margutte, che usa dei verbi come ‘pillottare’, che significa «Fare sgocciolare il lardo sull’arrosto» :

    S’io ti dicessi in che modo io pillotto,
    o tu vedessi com’io fo col braccio,
    tu mi diresti certo ch’io sia ghiotto;
    o quante parte aver vuole un migliaccio [sanguinaccio]
    che non vuol esser arso, ma ben cotto,
    non molto caldo e non anco di ghiaccio,
    anzi in quel mezzo, ed unto ma non grasso
    (parti ch’i’ ‘l sappi?), e non troppo alto o basso.
    (XVIII, 124)

    E con questo pillotto, solo con l’uso di questa parola, ci dice, Margutte, molto di sé, che uno che usa un verbo che significa «Far sgocciolare il lardo sull’arrosto», è uno che un po’ si capisce, che vita fa, ed è l’unico personaggio che, nel Morgante, usa questo verbo ed è lo stesso personaggio che un po’ più avanti, mangia, con Morgante, un unicorno, e una testuggine, e un basilisco, e un elefante, e un cammello, e dice che le tre virtù cardinali sono «la gola e ‘l culo e ‘l dado» e la quarta è rubare, e questo mezzo gigante, è, nel romanzo, uno dei personaggi principali e la sua voce è, insieme a quella di Morgante, la voce che resta più impressa, la voce giuda, in un certo senso.
    E il Morgante, per come l’ho capito io, è, come abbiano già detto, come un Don Chisciotte che non si chiamasse però Don Chisciotte ma Sancho Panza, un Don Chisciotte dove il protagonista fosse Sancho Panza, o, per esempio, a una Peste di Camus il cui protagonista non fosse il medico, Rieux, ma Monsieur Grand, l’addetto alle statistiche del comune di Orano che vuol scrivere un romanzo tale che, quando arriverà sulla scrivania di un editore, costringa l’editore, sin dalla prima frase, a alzarsi in piedi e a dire ai suoi impiegati: «Signori, giù il cappello!».
    E allora, per tutto il romanzo, Monsieur Grand riscrive sempre la stessa frase, che è, in origine: «In una bella mattina del mese di maggio, un’elegante amazzone percorreva, su una superba giumenta saura, i viali fioriti del Bois de Boulogne» e poi diventa «In una bella mattina del mese di maggio, una svelta amazzone, che montava su una superba giumenta saura, percorreva i viali fioriti del Bois de Boulogne», e poi: «In una bella mattina del mese di maggio, una svelta amazzone, che montava su una nera giumenta saura, percorreva i viali fioriti del Bois de Boulogne», e poi: «In una bella mattina del mese di maggio, una svelta amazzone che cavalcava una sontuosa giumenta saura percorreva i viali pieni di fiori del Bois de Boulogne», ma non andava bene neanche questo per via dei tre genitivi di seguito e lui, Monsieur Grand, per tutto il romanzo va avanti a correggere questa prima frase finché non muore, ed è ancora una volta l’inizio della letteratura e mi viene in mente che sarebbe bellissimo, se il protagonista della Peste fosse lui, così come sarebbe bellissimo se il protagonista dei Promessi sposi fosse Don Abbondio, e se fosse lui, per dire, ad avere una storia con Lucia, e fosse così innamorato da volerla sposare, e arrivassero due vescovi, inviati dal papa, e gli dicessero: «Questo matrimonio non s’ha da fare», oppure se l’Odissea fosse raccontata tutta da Argo, il cane di Ulisse, dal suo punto di vista da cane, ad altezza cane, per così dire, sarebbe da fare, a saperlo fare, e quel che vorrei dire, per finire questo discorso, è che tanto più sorprendente è la figura e l’enfasi che si posa, nel Morgante, su Morgante e Margutte, cioè su due personaggi laterali, scalcinati, sboccati e deformi, e, oltre che non nobili, non cristiani di nascita e non eruditi, tanto più sorprendente è quest’enfasi se si considera, l’ho già detto, ma è una cosa che continua a sembrarmi stupefacente, che il poema era stato commissionato dalla mamma di Lorenzo il Magnifico, Lucrezia Tornabuoni, e questa cosa mi fa pensare che l’idea di Malevič vale anche nel Morgante, e che la legge che guida Pulci nella stesura del Morgante è una legge che non ha a che fare con l’utilità, con la corte, con il gusto, e tanto meno con il buon gusto, ma con le stelle del firmamento, mi viene da dire.

    Scuola elementare

    Socrate

    lunedì 22 agosto 2016

    Mi ricordo qualche anno fa, a Mantova, ero andato a sentire Bauman, Zygmunt, quello della società liquida, che era lì, in piazza del castello, con un traduttore consecutivo che diceva, più o meno, Dovete sapere che Socrate è morto in un modo molto particolare, e poi raccontava il modo in cui era morto Socrate, e il traduttore traduceva, e noi ascoltavamo e ci dicevamo che era incredibile che Bauman, Zygmunt, quello della società liquida, dall’America, là, dove abitava, avesse preso un aereo fosse venuto a Mantova per raccontarci come era morto Socrate come se noi, a Mantova, non lo sapessimo mica, come era morto Socrate, povero Socrate.

    Scuola elementare

    E se c’è una calma

    domenica 21 agosto 2016

    È olimpica.

    [grazie a Massimo]

    Scuola elementare

    In natura

    domenica 21 agosto 2016

    Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi

    Noi siamo i soli animali che pensano di essere come gli animali. Eppure l’accoppiamento dei cigni, i rituali di corteggiamento delle iene, la famiglia allargata delle formiche non ci dicono niente sulla nostra vita amorosa. Niente che ci possa servire.

    La monogamia è solo una delle meraviglie della natura; in natura non esistono cose più naturali di altre.

    [Adam Philips, Monogamia, traduzione di Giulia Arborio Mella e Matteo Codignola, Milano, Adelphi 2007, p. 24]

    Scuola elementare

    Altre avventure ancora

    sabato 20 agosto 2016

    Ho diversi tipi di docciaschiuma, che parola, docciaschiuma, ma quando faccio la doccia mi piace usare un sapone liquido al limone (che nome, sapone liquido) che non lo so come mai, mi piace così tanto, ho il dubbio che sia perché mi sembra di lavare dei piatti.